>Questo Promemoria lo presentai nel Processo di primo grado ad Oristano, l’otto Marzo 1993, ed il Presidente Mastrolilli Luigi disse che "non era pertinente" come la Testimonianza e la Dichiarazione di mio Padre alle Autorità Giudiziarie di Oristano. Eppure, provare che sono vittima e non autore di Simulazioni di reato e Calunnie, è un mio Diritto, anche Processuale, non solo Internazionale.<

 

Oggetto : Promemoria allegato all’Esposto, in data 23 Luglio 1993, alle massime Autorità Nazionali ed Internazionali di Arconte Antonino.

 

Il 31 Gennaio ’91 muore mia Madre, Mazzella Archina, nominandomi suo erede universale, come rilevabile dalle volontà Testamentarie e dalle Testimonianze disinteressate dei parenti, dei suoi appartamenti in Città, nonché dando disposizioni alla Banca di trasferire i Titoli di Stato che, per mio conto amministrava in mia assenza. Operazione che, peraltro, già aveva ordinato, ancora in vita, nel mese di Novembre ’90 e, successivamente ripetuta, su richiesta della Banca per ulteriori precisazioni in data 28 Dicembre ’90 e 29 Gennaio ’91.

Contemporaneamente, mio Padre Augusto, alla notizia della moglie affetta da Tumore polmonare, veniva colto da ictus cerebrale, rimanendone paralizzato a letto.

Il 2 Marzo 1991, mentre bevevo un caffè al bar della torre nella borgata dove risiedevo all’epoca, ivi giunto dalla Città alle ore 12.00, venivo avvicinato da due agenti, i quali sostenevano che io avrei venduto, quella mattina alle ore 09.30 circa, in una pineta da loro ben precisata, circa 5 grammi di olio di hashish, per la somma totale di £.250.000 (£.50.000 al grammo) a tale Carta Vincenzo, che mi risultava sconosciuto. Solo più tardi, mostrandomelo, potei riconoscere costui in un amico di Stefano, mio fratello. Un suo amico da lunga data di cui mi era ignoto il cognome e che, quella mattina, avevo incontrato al bar suddetto. Indicando precisamente il percorso fatto per raggiungere il luogo della pineta dove sarebbe avvenuto (a suo dire) il reato di spaccio, il Carta sosteneva che, oltre i 5 grammi da me acquistati, vi sarebbero state, in un punto da lui indicato, nascoste in un barattolo di conserva, altre quattro "stecche" identiche a quella. Gli agenti mi dichiararono che "era inutile che io continuassi a negare, in quanto sostenevano di essersi appostati in pineta, nascosti tra i cespugli, fotografando e filmando la scena dello scambio di hashish tra me e il Carta". Ciò era completamente falso : li invitavo a mettere tali dichiarazioni per iscritto  onde poterli querelare per calunnia. Dopo circa due ore, così trascorse, fui condotto per un sopralluogo, sul luogo (dove, a loro dire, sarebbe avvenuto il fatto). Lì il Commissario Malloni ed i suoi uomini poterono appurare "senza alcun ombra di dubbio!" che, dalla stradina subito dopo il ristorante da Giovanni (via Magellano), causa i lavori di Urbanizzazioni in corso : scavi di mt.1.50 di profondità, con metri di sabbia di riporto ammucchiata di fronte, nei due sensi ed ai lati della strada e della pineta ; era chiaramente impossibile procedere oltre ed in qualsiasi direzione, anche disponendo di un potente mezzo fuoristrada. Ci trovavamo ad 1 Km. circa, in linea d’aria, dal punto indicato con meticolosa dovizia di particolari dal Carta. Tale punto, ho scoperto in seguito, è noto a certi pescatori che li si appostano per pescare di frodo i pesci del vivaio. Evidentemente costui, a suo dire pescatore, prima di raccontare le sue fandonie non aveva fatto un sopralluogo, per cui non poteva sapere che, da alcuni giorni, le ruspe della Magri avevano reso inagibile quella strada. Ciononostante, fui ricondotto in questura dove cercarono, ancora per ore, di intimidirmi, spingendomi alla confessione, per mezzo della quale - dicevano - sarei stato liberato con una denuncia a piede libero. Tanto il Giudice avrebbe creduto a loro e non a me ! ! !. Sinceramente tentato da tale offerta, vista la assurdità della situazione, ero però, impossibilitato ad accoglierla in quanto, a quel punto, non avrei potuto portarli a recuperare qualcosa che non avevo mai visto. Compresi che in ciò stava l’astuzia di chi, volutamente, mi aveva messo in quella situazione : in nessun modo avrei potuto evitare il carcere, nemmeno confessando ciò che non avevo commesso.

Il Pubblico Ministero Dr. Pampis disse ai miei Legali, in Carcere, che non poteva liberarmi perché i gruppi cinofili stavano cercando la Droga, le quattro stecche indicate dal Carta, ...che non furono mai trovate !

Pochi giorni dopo, il 6 Marzo ’91, potei leggere sui quotidiani locali, una serie di evidenti Diffamazioni : era, infatti sostenuto che ero stato arrestato in flagranza di reato, in pineta, insieme al Carta, con un "ampolla" di olio di hashish in tasca e che, altra droga sarebbe stata rinvenuta nella mia auto.

Scioccato da tutti questi avvenimenti e questa ragnatela di calunnie, già moralmente depresso per la morte di mia madre a cui ero molto legato, fui condotto in catene (i cosiddetti ferri di campagna) al processo in data 20 Marzo 1991, dove mi limitai a dichiararmi innocente e negare le accuse rivoltemi. Ciò mi costò una condanna ad un anno di reclusione e a quattro milioni di multa. Mi rivolsi alla Corte d’Appello dalla quale spero di ottenere Giustizia. Fui in attesa d’Appello, messo agli arresti domiciliari.

Il 26 Aprile 1991 (ero ancora agli arresti domiciliari) tre agenti di P.S. vennero a casa mia con un mandato di perquisizione firmato dal P.M. A.C. Tinello, su denuncia di mio Padre Augusto e di mio fratello Stefano, i quali mi accusavano di aver falsificato il testamento di mia madre Archina Mazzella, derubato la casa materna di oggetti e denari che, o non c’erano mai stati o erano ancora lì quando io ne uscii per l’ultima volta. Naturalmente in casa mia non trovarono alcuna refurtiva. Sequestrarono scritti di mia Madre. Dimostrai, in seguito, documentandola, la totale falsità di quelle accuse e contro-querelai mio fratello per simulazione di reato, calunnia e circonvenzione di incapace, dopo che il 10 Maggio, circa, con una telefonata, mio Padre mi disse di essere nelle mani di un pazzo ; di essere costretto a firmare, da Stefano, denunce contro di me ; di essersi fatto ricoverare in clinica, con uno strattagemma, per potermi telefonare. Lo informai che non mi aveva più visto perché ero agli arresti domiciliari e non potevo andare a prenderlo. Gli consigliai di avvertire i Carabinieri, cosa che fece, ma, l’arrivo di Stefano (avvertito da qualcuno !) a suo dire, lo mise in soggezione e non ripetè quanto dettomi al telefono. Sottoposi il caso alla Procura della Repubblica che iniziò Procedimento di Interdizione, conclusosi, poi, con la dichiarazione di piena capacità di intendere e di volere di mio Padre.

Il 6 Luglio 1991 Il Presidente della Corte d’Appello mi restituì la Libertà. Quattro giorni dopo, una telefonata dell’Ispettore Palumbo mi convocava in questura, dove mi fu letta un altra serie di Calunnie, firmate da Augusto Arconte mio Padre, delle quali non potei avere una fotocopia, visto che la calligrafia non mi sembrò quella di mio Padre ! In sintesi : mio Padre asseriva di ricevere lettere anonime di minacce che sembravano essere scritte da me e, perciò, conoscendo il mio carattere violento, mi diffidava dall’andarlo a trovare nella casa materna che avevano occupato, con mio fratello, cambiandone anche le serrature.

Pochi giorni dopo, (a proposito di carattere violento !), nel cortile dello stabile dove abitavo, intorno all’una di notte, Mario titolare del bar citato, veniva aggredito, a bastonate in testa, da due incappucciati. Io, mia moglie ed un amico, chiacchieravamo in casa, al terzo piano, quando sentimmo gridare aiuto. Io mi precipitai con difficoltà ( a causa di una distorsione al piede riportata in seguito all’incidente d’auto accorsomi quel pomeriggio e non provocato da me) nel terrazzino di casa da dove potei vedere i due incappucciati che, spaventati dalla luce, che avevo acceso, fuggirono buttando i bastoni e sbattendo il cancello. Non potei scendere tempestivamente a prestare soccorso, causa il piede, ma mia moglie telefonò al 113 e, quindi, in attesa dell’ambulanza, prestò i primi soccorsi al malcapitato, che disperato, in un lago di sangue, diceva due individui incappucciati l’avevano aggredito e li descriveva come uno più alto e grosso, che guardava verso l’alto, al terrazzino del terzo piano, e l’altro più piccolo. Uno dei poliziotti Giunti sul posto chiese a mia moglie : "dov’è suo marito ?". Posso sostenere che, quell’incidente automobilistico non provocato da me, e il tempestivo soccorso che prestammo a Mario, mentre l’aggressione era ancora in corso, chiamando la polizia e l’ambulanza, mi mi salvò dal finire indiziato e, forse, imprigionato, "visto il mio carattere violento !", con l’accusa di aver ucciso il barista del bar dove fui tratto in arresto il 2 Marzo ’91 (forse per vendetta, pensando ad una "soffiata"). Solo casi fortuiti, nonché il fatto che Mario vivo poteva discolparmi e il mio ospite Testimone, mi salvò da altre ingiuste accuse e relative condanne (almeno ... di primo grado !).

Il 2 Settembre 1991, una squadra ...di Carabinieri questa volta, circondava lo stabile dove vivevo (sempre quello) e, svegliandoci di soprassalto alle sette del mattino, con l’ausilio di cani, perquisivano per l’ennesima volta il mio appartamento, con mandato firmato dal P.M. Pampis a ipotesi di spaccio di droga e calunnia. Uno dei Carabinieri mi chiese da quanto tempo non vedevo Carta Vincenzo. Non trovarono stupefacenti né in casa mia, perquisita anche sul tetto, né in garage, né in pineta (perquisita ancora una volta). Mi chiesero di seguirli in caserma, dopo avermi sequestrato alcuni scritti. Mi rilasciarono poche ore dopo non rispondendo a nessuna delle mie domande, con le quali chiedevo a cosa dovessi questi ennesimi abusi ! Potei sapere solo ad Aprile 1992 le motivazioni di questa ulteriore perquisizione (un altro abuso d’autorità secondo me !), cioè che avrei spedito 25 grammi di olio di hashish all’indirizzo fermo posta di Carta Vincenzo (si sempre Lui, il collaboratore di quattro mesi prima che mi calunniò, insieme ai suoi complici di spaccio di droga in pineta, facendomi arrestare e condannare) di Riola Sardo in un modo, peraltro, assai improbabile, visto che, a detta del consulente dei carabinieri, non avrei scritto io un biglietto contenuto nel pacco postale, ma avrei , invece, scritto io gli indirizzi, fingendo però di non essere io. Ancora più improbabile il fatto che io avrei scritto l’indirizzo sulla lettera anonima ai carabinieri, ma il contenuto è invece contenuto è invece scritto con ritagli di giornale. Anonimo, ma in basso a destra, in modo che non potesse essere occultato dai ritagli incollati a ricalco in stampatello, la parola "Arconte" a mò di firma !. L’Assurdità di quanto addebitatomi appare palese ! ! ! Ma anche le teorie del P.M Pampis sono smentite dalle perizie tossicologiche. Egli fonda la sua accusa sul fatto che si tratterebbe dello stesso tipo di olio di hashish che io avrei venduto al Carta il 2 Marzo ’91. Mentre le due perizie tossicologiche affermano, senza ombra di dubbio, che nei due casi la qualità stupefacente è completamente diversa e richiamo l’attenzione sul fatto che solo Carta Vincenzo disse di averla acquistata da me, non giustificando, peraltro, l’altra droga che era in suo possesso per la quale gli bastò dire a siffatte "Autorità" che l’aveva avuta da "uno sconosciuto" in Città.Ritengo che anche questa sia un altra astuzia visto che il P.M. Pampis asserì che, se Carta Avesse voluto danneggiarmi mi avrebbe accusato di avergli ceduto le diverse qualità di droga in suo possesso, tra le quali, come risultò dalla perizia, l’olio di hashish appariva nettamente inferiore, rispetto al valore stupefacente dell’altra droga da lui posseduta. Dichiarando di non aver mai minacciato il Carta, cosa che non avrei mai fatto essendo una persona intelligente e avendo fiducia nel processo d’appello che mi attende, vorrei sottolineare che se di simulazione si tratta, la vittima ad hoc appare chi ha ricevuto il pacco postale, ma non è così, in quanto questi può semplicemente sostenere che "glielo ha spedito qualcuno che gli vuole male". Ancora più incredibile appare che il qualcuno che gli vuole male sia così facilmente identificabile da un cognome a ricalco latente trovato sulla lettera anonima. Se invece si prendesse in esame l’ipotesi che la vittima di questa eventuale simulazione non sia Carta Vincenzo, ma il sottoscritto, allora tutto appare chiaro ! Ma perché tutto questo ? Perché solo dopo la morte di mia madre subisco tutta una serie di calunnie, diffamazioni e simulazioni varie ? Per le quali ho presentato querele presso la Pretura alla Dr.ssa Tinello, la quale, svolge ancora le indagini ! ? . Perché mio Padre che mi denunciava mentre era assistito da mio fratello, riesce a scappare, nonostante semiparalitico e a rifugiarsi in casa mia, dopo avermi telefonato più volte di nascosto chiedendomi un aiuto che non potevo dargli visti gli arresti domiciliari nei quali mi trovavo, le denunce in corso e la risaputa "amicizia" di mio fratello con agenti corrotti della questura di Oristano che mi portarono ad essere sospettoso e prudente e di attendere la conclusione delle indagini. (N .B.... ! ? ancora sono in corso !)

Le diffamazioni e le calunnie non sono solo quelle poste finora in elenco. Altre riguardano alcuni Amministratori e Sindaci della Coop. Turrimanna, di cui ero fondatore e Presidente, per la quale ottenni finanziamenti per £.4.500.000.000 (quattromiliardi e cinquecento milioni) ; aree edificabili per 15 villette a schiera in Torregrande che riuscii a costruire, i quali Amministratori, si recarono subito dopo il mio arresto a casa mia e, carpendo la buona fede di mia moglie, si fecero consegnare le scritture contabili, tra le quali loro assegni post-datati e cambiali scadute per totali £.30.000.000. Mi diffamarono in seguito (unendosi al coro !), sostenedo che gli ammanchi erano dovuti alla mia Amministrazione, anziché alle loro morosità arretrate !. Mio fratello Stefano tra questi, il quale, fece firmare a mio Padre dichiarazioni circa ricevute di versamento in Cooperativa che sarebbero state da me trafugate e che, mio Padre, non aveva mai visto. Così come ha confermato alle Autorità una volta libero. Per far mettere agli Atti della Cooperativa questo scritto a firma Augusto Arconte, egli si avvalse della figura dell’agente Renato Pocci, uno dei suoi "amici", che lo accompagnò ad una Assemblea del consiglio di Amministrazione. (l’Agente Pocci, per sua stessa ammissione Testimoniale a Roma VI° sez., partecipò con il Sottuf. L'aiola alla simulazione che mi portò in carcere nel 1980 ... davvero piccolo il mondo, non trovate ?).

Ciò allo scopo di far sparire tracce di una donazione condizionata, nota anche agli Amministratori, fatta a Stefano da mia madre Mazzella Archina, e da me. Mio Padre non poteva più attendere la chiusura di un’istruttoria che si protrae da due anni e, perciò, organizzò la sua fuga nel rocambolesco modo meglio descritto, da lui medesimo, nel suo Esposto del 26 Maggio 1992 e la deposizione denuncia effettuata, una volta libero, presso la caserma dei carabinieri di Cabras, in data 21 Aprile 1992. Grazie al mio arresto del 2 Marzo 1991, mio Padre ha perso ogni suo avere. Gli appartamenti materni, di cui dovrebbe avere l’usufrutto, sono stati affittati a terzi da Stefano ai suoi "amici" che a lui pagano l’affitto. La mia casa in cooperativa nella Borgata marina è occupata da tale Spada Luigi che a tutt’oggi non mi ha rimborsato le quote da me versate. Ciò dopo avermi diffamato calunniato ed escluso. Mi pregio voler sottolineare che quanto finora da me dichiarato è sempre comprovato e riscontrabile attraverso ampia documentazione. Ai tempi lunghi del processo civile affido la speranza di recuperare il "maltolto" a costoro che, dopo avermi denunciato, non fanno altro che chiedere e ottenere, continui rinvii.

Sottoscritto in udienza del 8 Marzo 1993 (e facente parte delle documentazioni a difesa che con diverse testimonianze non furono ammesse dal presidente Mastrolilli ... a suo dire non erano pertinenti!!!.)

 

P.S. Il Processo otto Marzo ’93, si concluse con la mia condanna a 2 anni e quattro mesi di reclusione, quattro milioni di multa ed al risarcimento dei danni alla parte civile ... il "Loro amico" Carta Vincenzo. Presidente Mastrolilli Luigi (sempre lo stesso che denunciai per avermi arrestato, a mio avviso illegalmente, il 2 Marzo 91, in quanto fecero uso di false accuse (quelle di Carta) e di false dichiarazioni, quelle degli agenti di P.S, per l’arresto e sulle quali si fondò anche la successiva Sentenza di condanna del 20 Marzo 91. Potrete capire meglio questa vicenda andando al Capitolo Revisione .

 

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